FITNESS E COVID 19: UN’ANALISI CRITICA

Prof. Carlo Altamura Presidente Nabba Italia

  1. I LIMITI EDUCATIVI ISTITUZIONALI

In questo nefasto momento storico del nostro Paese e del mondo (COVID 19), la metafora del mare calmo (Daniela Lucangeli – UNIPD) – che nasconde nei suoi abissi le cause dei mali della società, sbattuti a riva dalla tempesta – rappresenta la garbata, dura condanna per tutti, intenti a considerare gli effetti e non le cause della decadenza italiana.

Di quali cause? Oltre qualsiasi insignificante elenco, consideriamo che nelle problematiche sociali, politiche e umane siano venuti meno i valori fondanti della società: la persona e il cittadino, la sovranità del popolo, l’amore per la cosa pubblica, l’empatia universale, la solidarietà, il rispetto per la natura e il contesto, la scuola delle competenze su basi di neoumanesimo, la politica efficiente, con la conseguenza di comportamenti generanti egoismi e povertà, vittime e carnefici, corruzione e malavita dilaganti, privilegi infami e sofferenze.

Tuttavia è vivo il soffio vitale della nostra millenaria storia, da cui partire per costruire la Nascita (la Ri-nascita é ormai impossibile) della nostra sfortunata Italia. Noi tutti dobbiamo crederci o significa “non essere”, “non vivere”, “non credere in se stessi”, macchiando di mediocrità gli atti della vita, in cui l’umana fragilità – custode di grandezza e solidarietà – deve costruire stimoli, non sconfitte.

Il riferimento è ai sistemi educativi e formativi che il COVID 19 ha svelato particolarmente fragili e poco correlati al Sistema Sanitario Nazionale. Nella chiusura delle scuole (e mancanza di spazi sociali), si condanna l’assenza di attività ludiche motorie e sportive nello sviluppo psicofisico, soprattutto di bambini e fanciulli, evidenziandone le conseguenze. Questo è discutere del non esistente istituzionale: l’educazione “Corpo e Movimento”nella scuola dell’Infanziaed “Educazione Fisica”nella scuola Primaria non sono previste nei curricoli scolastici (situazione unica nell’UE), base scientifica per le successive esperienze ludiche, motorie (e sportive), anche nei contesti extrascolastici, non formali e informali.La persona è naturalmente strutturata per il gioco e il movimento, con la consapevolezza che le relative competenze ludiche e motorie si sviluppano dall’infanzia e per tutta l’esistenza. Ai bambini, dopo i primi giochi spontanei in famiglia, viene tolto – a livello istituzionale – il paradiso educativo del loro mondo, da cui inizia il processo di costruzione della vita, “in tempi e finestre evolutive di alta neuro plasticità”. Nella scuola italiana, le scienze del movimento intervengono a 11 anni, dalla secondaria di 1° grado a quella di 2° grado, con l’assenza nella scuola dell’Infanzia e Primaria, nonostante la consapevolezza che la natura e la didattica non ammettono salti. Poi l’università con scarsi prerequisiti.

I 2 schemi evidenziano la gravissima eliminazione delle radici educative per una cultura ludica, motoria e sportiva, che – attraverso le generazioni – significa che il corpo deve essere conosciuto (nella struttura sistemica), sviluppato (nelle potenzialità naturali evolutive), rispettato (negli stili di vita sani, prevenzione, salute dinamica, totale benessere), valorizzato nell’espressività (nella relazione umana, didattica emotiva ed empatica). La valenza educativa è la convinzione che la prevenzione, la salute dinamica e la qualità della vita non possano realizzarsi senza il movimento progettato in termini di allenamento formativo ed educativo.

Il corpo – protagonista delle Scienze Ludiche, Motorie e Sportive, di valenza trasversale alle altre scienze – “non è un oggetto tra oggetti, ma espressione viva e dinamica del proprio essere al mondo, attraverso il gesto e il movimento”. Io non ho il corpo, io sono il mio corpo. L’intelligenza è il corpo e il corpo è il mondo. Il corpo è la sede dell’empatia e dei linguaggi didattici inconsapevoli. In tabella, l’Italia ultima in UE per i necessari fondamenti di educazione ludica, motoria e sportiva.

Le varie iniziative da parte del CONI, Enti di Promozione Sportiva, diverse regioni, Federazioni, Istituti scolatici, Università, famiglie, organizzazioni private (il cui accesso è a volte impedito ad alcune categorie sociali per motivi economici e culturali) segnalano la notevole attenzione nei riguardi di tale problematica, mentre il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), al tempo stesso,  ne sottovaluta le proprie, gravi responsabilità, non destinandovi parte delle risorse del Recovery Plan. L’intervento delle suddette organizzazioni può ben integrare le esperienze educative delle istituzioni scolastiche, ma non sostituirle.

Nell’epoca del COVID 19 la questione nella scuola italiana assume aspetti di incredibile arretratezza. Lo Stato italiano è l’unico in UE che nega la valenza formativa trasversale di tali scienze che regolano – partendo dall’infanzia con il gioco– la qualità della vita, con positive influenze anche sulle difese immunitarie. Partire dall’infanzia significa creare all’interno delle famiglie la cultura del gioco, del movimento (e sport), esplicabile, per costume, necessità, in tempi, modalità e luoghi di libera scelta e sviluppabile con facilità nel proprio contesto di vita.

Dichiarava la grandissima pedagogista italiana, Maria Montessori (in foto): “Se vi è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”.

  1. IL FITNESS COME PROCESSO PEDAGOGICO

Il FITNESSBENESSERE TOTALE da costruire sulle basi delle potenzialità genetiche, livelli di scienze e umanesimo della società – è una prerogativa dell’uomo avente una sola età dalla nascita alla fine della vita. Le età biologiche (Infanzia, Fanciullezza, Adolescenza, Maturità, Età adulta, Tarda età adulta, Età anziana) rappresentano la naturale evoluzione e sono fortemente correlate: nessuna età esclude le altre in tutto l’arco vitale. L’esperienza di costruzione del Fitness deve partire dall’infanzia (con gioco e movimento), da cui  proseguire con adeguate trasformazioni scientifiche e metodologiche per l’intera esistenza.

I Personal Trainer, professionisti del movimento, che in genere guidano gli utenti dall’adolescenza fino all’età anziana con le attività Anti Aging, dovrebbero conoscere – come fondamentale principio didattico – la storia ludica, motoria, presportiva e sportiva delle età precedenti, non sviluppata e non tracciata dalle istituzioni su un apposito diario. Questa categoria professionale – se in possesso di eccellenti competenze, con percorsi universitari o di scuole accreditate – risolve, in buona misura, la suddetta carenza istituzionale con la valutazione iniziale dei prerequisiti e le condizioni generali dell’utente, presupposto per la progettazione didattica personalizzata (e di gruppo) dell’allenamento basato sulla periodizzazione.

Il Fitness è la costruzione personale, autonoma e auto valutativa dell’utente, all’interno di processi di socializzazione, con la guida del Personal Trainer. Tale protagonismo intelligente rende l’allenamento (figlio prediletto del movimento) una potente azione educativa, per effetto degli stimoli calibrati del Resistance Training e dell’Allenamento Cardiovascolare, che coinvolgono totalmente la persona, con lo sviluppo contestuale:

  • delle capacità motorie (consapevolmente tradotte in comportamenti, abilità e competenze) coordinative, condizionali e strutturali elastiche, in logiche relative alla esperienza di Fitness funzionale alla vita;
  • degli organi del corpo umano (sistemi e apparati), con il loro potenziamento e la funzionale sincronizzazione, come “squadra di crescente efficienza”;
  • degli aspetti educativi e formativi delle componenti della personalità (Ludica, motoria, sportiva, sociale, cognitiva, emotiva, affettiva, estetica);
  • della cultura della prevenzione, della salute dinamica e valorizzazione del rispetto del proprio corpo nel mondo, contro ogni pericolo disumanizzante.
 

E qui si evidenziano le prerogative scientifiche e umane del Fitness: la progettazione didattica dell’allenamento è calibrata sul valore persona/società, tra totalità e complessità in ambiti del tutto fisiologici, evitando qualsiasi esasperazione sistemica. Il necessario agonismo educativo – inteso come capacità di affrontare e risolvere le questioni e i problemi della vita – è per “costruire” una “Bella forma” e una “Efficiente condizione” del corpo.  Questo quadro progettuale è sintetizzato da tempo nella circolarità virtuosa di FORMA e CONDIZIONE (Dott. Filippo Massaroni – Docente nel Corso di Scienze Motorie – Università Tor Vergata – Roma),generatrice di FITNESS, su basi di neoumanesimo.

L’aspetto pedagogico del Fitness è nella promozione del protagonismo dellapersona nel costruire la qualità della vita, con azioni educative del passaggio dai pericoli di patologie alla prevenzione, dalla sedentarietà alle azioni, dai comportamenti passivi all’impegno vitale, dalla stasi al movimento, dalla condizione di salute statica (assenza di malattia) a quella di salute dinamica (sviluppo delle potenzialità, con le Life Skills), da processi educativi verbalistici e ripetitivi a quelli esperienziali ri-elaboratori di informazioni.

UOMO VITRUVIANO: esempio universale
di Struttura Funzione Armonia Espressività

L’utente non è un “sacco da riempire” con tediose sommatorie concettuali, ma “fuoco da accendere”, per la costruzione sorprendente di nuove competenze e valori. Il Fitness è un processo di apprendimento permanente, che include le scienze naturali e umane, nella progettuale scelta di conoscenze, abilità e atteggiamenti.

Inoltre – come benessere totale – estende la sua cultura e competenze alle situazioni politiche e culturali della persona e della società tutta, specialmente in relazione all’ambiente di vita e del lavoro, le condizioni economiche, la tutela sanitaria, la prevenzione, l’igiene, la funzione del riposo (recupero), l’educazione alimentare (Una provocazione: la cultura del Fitness, come responsabilità umana, può estendere i propri contenuti e metodologie all’ecosistema, nel cui devastato equilibrio potrebbe nascondersi una delle cause del COVID 19?).

Nello stesso tempo, lo stesso Fitness si riconduce alle questioni di “sanità pubblica”, dove, per ragioni inspiegabili, viene sottovalutato nella potenzialità di portare un contributo nelle problematiche della prevenzione, salute ed educazione, anche con il potente, attuale impiego delle competenze digitali.

Le progettazioni didattiche nell’apprendimento del Fitness coincidono con l’essenza della persona, che vive il protagonismo formativo ed educativo tra gioco, musiche, animazione, motivazione, passionalità, empatia, inclusione, emozioni, creatività, gruppo, competizione educativa.

Soprattutto, coincidono con l’essenza della persona sfidandola nella sua realtà consapevole e inconsapevole di libertà, irripetibilità, imprevedibilità, criticità, invisibilità, fragilità, umanità, universalità, come dimensioni vitali stimolate soltanto dall’eccellenza professionale.

  1. MOVIMENTO E NUOVA IDENTITÀ UMANA 

La persona si trova nella circolarità di sviluppo sistemico tra natura (genetica) e cultura (contesto sociale), attraverso il “movimento allenante”, ipotizzabile come costruttore di una nuova identità umana, così delineata:

  • la PERSONA/CORPO/CORPOREITÀ (Il se stesso – noi – mondo in relazione empatica universale come valore puro e fondamento esistenziale, sacralità, centralità assoluta del pensiero umano aperto, inclusivo),
  • in MOVIMENTO/ALLENAMENTO (Funzionalità del corpo; prevenzione, salute, bellezza interiore, linea; superiori dimensioni valoriali; energia fisica e psicologica; personalità atletica; stimoli di adattamenti professionali e sociali),
  • in COMPETIZIONE EDUCATIVA (Non scontro, ma luogo privilegiato di apprendimento, relazione co-creativa, collaborazione, confronto, verifica di livelli di competenza e valoriali, spinta per comuni obiettivi di progresso),
  • per il NEOUMANESIMO PLANETARIO (Rivoluzione culturale permanente e pacifica, nei luoghi e nei tempi, che esalta l’universale vocazione del senso della vita e di scoperta costante di valori assoluti).

La persona vive le problematiche educative come professione, attitudine, vocazione naturale, senso di responsabilità privata e pubblica, testimonianza ed esempio. Ognuno è educatore dell’altro. Nella tragedia del COVID 19 (che ha aumentato le dipendenze e accentuato le nuove, quelle senza sostanze che danneggiano in maniera subdola), tutti devono proporsi sensibili protagonisti del radicale cambiamento per una nuova identità umana, da scoprire nelle potenzialità del movimento, in riflesso di quello dell’universo, con energia e meraviglia.

Si auspica uno stato dinamico di Fitness per tutti, come la cultura del corpo tra Forma e Condizione (con la potente espressione della corporeità, cioè vivere con la percezione di essere presenti a se stessi e agli altri – contestualmente – con energia, cognizione, emozione, relazione empatia, divertimento, inclusione).

Per i Personal Trainer, lo stato dinamico di Fitness ha anche una valenza professionale, poiché nell’Arte e Scienza della corretta relazione insegnamento/ apprendimento (didattica), risultano fondamentali i linguaggi verbali e, soprattutto, quelli non verbali del corpo, in grado di stabilire empatia, dialogo con le dimensioni inconsapevoli della personalità, lettura dei feedback (cognitivi ed emotivi), livello di motivazione e attenzione.

Il Personal Trainer guida una utente in esecuzione corretta dell’esercizio “Ponte Supino”

Lo stato di Fitness è il primo “biglietto da visita” del Personal Trainer, poiché la Forma e la Condizione sono la testimonianza immediata e visibile della “personalità atletica empatica”, di superiori competenze, costruite con progettazioni avanzate e personalizzate di allenamento, frutto anche di attività di ricerca e sperimentazione.

Nell’attività didattica, non si “insegna” (nel senso di “fare apprendere”) ciò che si vuole o si stabilisce: principalmente si insegna ciò che si è, come propria, peculiare espressione storica e dimensione assoluta del consenso dell’utente.

L’augurio è che il Fitness – in futuro – possa diventare
una delle “competenze primarie della vita e per la vita”.

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